Con l’entrata in vigore del nuovo Regolamento Generale sulla Protezione dei Dati (RGPD) dell’UE, la Svizzera è rimasta indietro.

Il 25 maggio 2018 nell’UE è entrato in vigore il nuovo Regolamento Generale sulla Protezione dei Dati. L’RGPD dell’UE con l’articolo 20 sulla portabilità dei dati sancisce di fatto il “diritto alla copia”. Con l’entrata in vigore dell’RGPD dell’UE nel maggio del 2018, la Svizzera è rimasta l’unico paese in Europa che non sancisce il diritto esplicito dell’individuo a una copia dei propri dati.

Il diritto alla portabilità dei dati ci rende più indipendenti dai grandi distributori e dagli altri provider di servizi che utilizzano i dati raccolti su di noi per vendere i loro prodotti e servizi in modo più efficace. Il diritto alla copia favorisce la concorrenza, perché ogni cittadino può decidere da solo in merito all’ulteriore utilizzo dei suoi dati. Per questo motivo la portabilità dei dati è stata inserita nell’RGPD come una delle principali novità. Consente lo sviluppo e la diffusione di tecnologie efficaci che mettono al centro il cittadino e proteggono la sua privacy. Con il “diritto alla copia”, ogni cittadino ottiene lo strumento necessario per usufruire del valore reale dei suoi dati personali nella moderna economia dei dati.

Se in Svizzera non verrà introdotta la portabilità dei dati, si verificherà una situazione complicata: le aziende svizzere con una sede nell’Unione Europea o operanti nell’Unione Europea dovranno rispettare l’RGPD e quindi applicare la portabilità dei dati; le aziende svizzere operanti solo in Svizzera invece non lo dovranno fare. Questo significa che i cittadini svizzeri si troveranno innanzi a due sistemi: mentre alcune aziende garantiranno il diritto alla copia, altre non lo faranno. L’autodeterminazione digitale resterà quindi limitata.